mercoledì 16 settembre 2009

Forlì. Crac Parmalat, Unicredit condannata a risarcire 278mila euro.

Romagna Oggi 15 Settembre 2009.

FORLI' - Procede lenta ma inesorabile la macchina della giustizia sulle responsabilità delle banche, ad anni di distanza, dai default di bond argentini al crac Parmalat. Nelle aule di giustizia le cause giungono a conclusione. Sono sette le sentenze piu' recenti, sei di primo grado e una non definitiva, trovate dall'AdnKronos, che vedono protagonisti alcuni istituti bancari italiani, grandi e piccoli: anche a Forlì un pensionato ha avuto ragione in primo grado, con un risarcimento di 278mila euro.

Le banche considerate sono il Banco di Brescia (gruppo Ubi Banca), la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, la Cariparo (gruppo Intesa SanPaolo) e la stessa Intesa SanPaolo, Unicredit Banca (gruppo Unicredit) e di Banca Toscana (gruppo Mps). I vincitori sono comuni risparmiatori: un ristoratore della provincia di Milano, un pensionato anch'egli del Milanese, una coppia di pensionati padovani, un pensionato di Forli', una coppia di imprenditori di Firenze, una donna di Desenzano del Garda e due donne di Milano.

In particolare il Tribunale di Forli' ha condannato Unicredit Banca a restituire circa 278mila euro, oltre agli interessi, ad un pensionato forlivese, per acquisti di obbligazioni Ford e Parmalat, posti in essere, anche in questo caso, senza preventiva stipulazione di un valido contratto di negoziazione, in quanto il documento prodotto in causa non era sottoscritto dal funzionario della banca, ma solo dal cliente.

Interpellata sulla vicenda, UniCredit Banca precisa che "il Tribunale di Forli' ha dichiarato la nullita' delle operazioni contestate in quanto eseguite in forza di un contratto quadro che e' stato ritenuto nullo perche' stipulato prima dell'entrata in vigore del Testo Unico della Finanza e successivamente non aggiornato. Nelle motivazioni della sentenza, non si individua invece alcun riferimento all'invalida' degli ordini di acquisto riconducibile alla presenza o meno delle firme dei funzionari della banca".

Continua la banca: "La sentenza del Tribunale di Forli' si basa su un orientamento giurisprudenziale non univoco ne' consolidato. Per questo la banca sta valutando se interporre appello. Quanto all'entita' della condanna, dall'importo di circa 279mila euro deve essere detratto il valore dei titoli, per cui la quantificazione economica e' stimabile in circa 140mila euro''.

Manifestare per la libertà un senso ce l’ha. Sempre.


Manifestare per la libertà un senso ce l’ha. Sempre.

Pierpaolo Farina su Orgoglio Democratico del 15 - 09 - 2009.
Lo Show penso stia andando in onda adesso, mentre scrivo. Non ho intenzione di guardarlo, sinceramente, come promesso. In compenso qui a Milano si è scatenato il diluvio universale, a riprova del fatto che piove sempre sul bagnato.

La manifestazione del 19 settembre per la libertà di informazione sarà il primo di una lunga serie di prove di forza contro gli strappi istituzionali e costituzionali di questo premier da operetta che usa la televisione così come la usavano i sovietici ai tempi dell’URSS: del resto, i contratti multi-miliardari con Gorbaciov li stipulava il Cavaliere una ventina di anni fa con Publitalia ’80, a riprova del fatto che anche se erano insanguinati, quei soldi non gli facevano tanto schifo come dice oggi.

Certamente questa manifestazione non risolve nulla, ma un senso politico ce l’ha ed è chiaro e forte: di fronte alle svolte autoritarie non rimarremo in silenzio a farci castigare. Quindi sinceramente fatico a comprendere le dichiarazioni di esponenti radical-pd come Giulia Innocenzi che, dopo aver infarcito di anti-berlusconismo la sua boutade televisiva ad AnnoZero, sul suo blog fa sapere che se si continua così, la Sinistra continuerà a perdere: sindrome da Dolori del Giovane Democratico.

Più che domandarsi del perché della manifestazione, dopo queste e altre uscite dei radicali sulla giustizia (identiche a quelle di Berlusconi) ci sarebbe da chiedersi se il distillato di demenza e mediocrità che contraddistingue altri celebri radicali passati armi e bagagli altrove (da Rutelli a Capezzone) sia preparato industrialmente (visto che si diffonde così facilmente) oppure sia fatto in casa Pannella.


Come si fa a dire che la RAI va de-partitizzata, quando l’anno scorso Beppe Grillo, al V-Day 2 per la libertà di informazione, fu accusato di irresponsabilità e di estremismo perché rischiava di rompere il dialogo e fare regali a Berlusconi? Come si fa a dire che non ha senso l’appello sulla libertà di informazione di Repubblica, quando addirittura si crea un set cinematografico per l’arrivo del Presidente del Consiglio all’Aquila? (guardare per credere, a questo link: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/09/15/trova-la-differenza/)


Io sono a Milano, quindi non potrò essere a Roma, anche per motivi di studio e di denaro, ma chi a Roma c’è già dovrebbe andare a manifestare, per far capire al Regime che non siamo 4 gatti, ma siamo milioni, in tutta Italia!


Sarà un caso, ma l’unico contratto firmato ad AnnoZero, oltre a quello di Santoro, è quello di Giulia Innocenzi, che sostituirà la Granbassi, impegnata nei Mondiali. Guarda un po’, mentre tutta la redazione, attualmente precaria e in attesa di rinnovo contrattuale, di AnnoZero andrà a manifestare, lei rimarrà a casa. Complimenti, hai capito come gira il mondo.


Una cosa, però: manifestare per la libertà un senso ce l’ha. Sempre.

Il pentito: Ilaria Alpi uccisa perchè aveva visto troppo.

Navi dei veleni, Greco: "Almeno altri 30 relitti"

Nico Falco su Julienews del 15 - 09 - 2009.
Navi ufficialmente inesistenti, caricate di veleni e affondate in mare, al riparo da occhi indiscreti. Un business capace di far girare cifre in quantificabili, e di ripagare ampiamente il costo delle navi distrutte. Del resto, il mare è molto più difficile da controllare rispetto alla terra. E così i trafficanti di rifiuti, che hanno fiutato l’affare già da molti anni, hanno continuato a fare soldi inabissando veleni sui fondali. La vicenda è salita alla ribalta dell’attenzione nazionale col ritrovamento del relitto del Cunski, in Calabria. Ma sui fondali potrebbero giacere oltre trenta relitti, tutti utilizzati per il medesimo scopo.

“E’ l’intero Mediterraneo, dall’Adriatico al Tirreno, dal Canale di Sicilia all’Egeo, ad essere coinvolto nell’inabissamento delle navi dei veleni, problema che oggi si presenta in Calabria, scoperto grazie alla testardaggine della Procura di Paola e della Regione”, spiega Silvio Greco, assessore all’Ambiente della Calabria. “Ora che il velo è stato alzato, - continua l’assessore, - bisogna realizzare una mappa mediterranea, perché mancano all’appello forse trenta mercantili utilizzati per far sparire rifiuti tossici, nocivi e radioattivi”.
Lo stesso Cuski, in realtà, era una nave inesistente. Ovvero, non avrebbe dovuto trovarsi lì. Secondo i registri risulta ufficialmente rottamata il 23 gennaio 1992 in India, nell'area di smantellamento di Alang, nel distretto di Bhavnagar. Uno scenario preoccupante, che dimostra come siano estesi e capillari i contatti di chi riesce a gestire tale traffico di rifiuti. Al punto da far sparire delle navi dietro una parvenza di legalità, in modo che nessuno possa chiedersi che fine abbiano fatto le imbarcazioni che, in realtà, vengono fatte affondare per nascondere sott’acqua i rifiuti pericolosi.

Ma la Calabria, da sola, non può occuparsi di questo problema. “Se il Governo italiano non si muoverà, - ha concluso Greco, - le nostre Regioni dovranno promuovere un incontro con Francia, Spagna, Grecia, Malta e Slovenia, paesi coinvolti dalle navi dei veleni. Dobbiamo chiedere l’intervento straordinario della Commissione Europea, per sapere dove si trovano i relitti ed avviare le operazioni di recupero e smaltimento. E’ evidente che questi rifiuti creano un problema all’interno dell’ecosistema mediterraneo e quindi a tutta la popolazione dei 22 paesi rivieraschi”.

Il traffico dei rifiuti potrebbe nascondersi anche dietro l’omicidio di Ilaria Alpi, la giornalista del Tg3 uccisa nel 1994 in Somalia assieme all'operatore Miran Hrovatin. Francesco Fonti, il collaboratore di giustizia che indicò la posizione della nave filmata in Calabria, intervistato da “Il Manifesto”, nel numero in edicola domani, racconta come la ‘ndrangheta gestisse parte delle rotte dei rifiuti pericolosi verso la Somalia. “Almeno uno dei quei viaggi l’ho organizzato io dall’Italia, - ricorda Fonti, - e utilizzammo una nave della Shifco”. I veleni, in partenza da Livorno, erano diretti a Bosaso. “Ilaria Alpi è stata uccisa perché ha visto quello che non doveva vedere nel porto di Bosaso, questa è l’idea che mi sono fatto”, continua il collaboratore di giustizia.

Finanziaria, non c’è un euro da spendere. Debito ai massimi, scendono le entrate.



Bianca Di Giovanni sull'Unita' del 15 - 09 - 2009.
Se i precari della scuola sono destinati a restare a casa, chi ha già una cattedra si prepara comunque a un anno magro. Sul fronte del pubblico impiego, infatti, i rinnovi contrattuali si preannunciano assai complicati. Le casse sono vuote. Si svuotano sempre di più, visti gli andamenti delle entrate e le uscite fuori controllo. Sarà difficile rispondere alle (legittime) richieste di aumenti. Anzi, stando a indiscrezioni da via Venti Settembre, dove i tecnici stanno allestendo la seconda “finanziaria snella” in Tremonti-style, la partita sarebbe già chiusa. Per ora ci si dovrà accontentare dell'indennità di vacanza contrattuale. Pochi spiccioli (circa 500 milioni negli anni scorsi), su cui pende però anche un altro rischio, oltre a quello dell'emergenza finanziaria: quello del nuovo modello contrattuale, che calcola quell'indennità in un modo diverso (non c'è più l'inflazione programmata, ma l'indice armonizzato europeo depurato dall'energia) e sulla base delle intese dei diversi comparti. Intese che non arrivano. Insomma, si è in un vero pantano.

MANOVRA
Ma torniamo ai fatti e ai numeri. Al Tesoro sono già pronti tre articoli della manovra 2009. Il primo – canonico – sui saldi da finanziare che presumibilmente indicherà la correzione già prevista nella manovra triennale dell'anno scorso. Il terzo articolo è semplicemente il rinvio alle tabelle, che riportano i tagli già approvati l'anno scorso. Per il 2010 era previsto un intervento di oltre 7 miliardi, che si sommano ai 13 di quest'anno. L'articolo 2 – il più corposo – non supera i 12 commi. Contiene disposizioni per le gestioni previdenziali (Enpals), interpretazioni autentiche di norme su prestazioni pensionistiche sull'agricoltura, e infine lo scoglio pubblico impiego. Tremonti non vorrebbe fare molto di più del minimo indispensabile, ma deve ancora incontrare il vulcanico Renato Brunetta, intenzionato a dimostrare come la sua riforma, insieme al nuovo contratto triennale voluto da tutte le parti sociali esclusa la Cgil, sia un Bengodi per chi lavora. Ma sarà molto difficile dimostrarlo, con le risorse a secco. Pare che il testo relativo ai pubblici sia ancora in gestazione: non si escluderebbe una retromarcia sul fronte della cadenza contrattuale (resterebbe biennale) e su quello della vacanza contrattuale. Come dire: il nuovo modello resterebbe congelato, in attesa di tempi migliori. Ma i pasdaran del new deal delle relazioni sindacali accetteranno? Certo, il ministro dell'Economia si ritrova con numeri difficili da gestire. Le ultime indiscrezioni parlano di possibilità di spesa autorizzate di non più di due miliardi, a fronte di oneri per circa 22 miliardi. Che vuol dire? Che la gran parte degli impegni pubblici rimarrà inevasa. Missioni internazionali, dotazioni per la sicurezza, trasferimenti agli enti locali. Tutto a rischio di tosatura. D'altro canto gli ultimi segnali sul fronte conti pubblici restano allarmanti. Il bollettino di Bankitalia ha segnalato ieri l'ennesimo record del debito pubblico, aumentato del 5,4% nei primi sette mesi dell'anno. Ma ancora più preoccupante è l'andamento delle entrate tributarie. In sette mesi sono “scomparsi” 8,3 miliardi dalle casse pubbliche (-3,7%), prosciugati dalla recessione e magari da qualche furbizia di troppo. Nel frattempo la spesa corrente aumenta in modo incontrollato: circa 20 miliardi in più del previsto. Esattamente quanto il ministro punta a risparmiare con le due manovre 2009-2010. Tagli sprecati, risparmi vanificati. Sulla carta non si comprende affatto il motivo della corsa della spesa: le politiche espansive in Italia sono molto ridotte rispetto ai partener stranieri (appena lo 0,8% del Pil, mentre gli altri stanno tutti sopra l'1%). Come dire: quei 20 miliardi sono sprechi, acquisti sbagliati, diseconomie di sistema.

martedì 15 settembre 2009

I politici italiani responsabili del declino.

Da Inviato Speciale del 14 settembre 2009.

Il Paese è travolto dalla crisi, ma nel Palazzo giocano a Risiko e i cittadini rimangono passivi.
Fini contro Bossi, Berlusconi che straparla, il Partito democratico in letargo pre congressuale, persino Di Pietro in trance e l’economia nazionale in coma. I giornalisti preoccupati per ‘l’attacco alla libertà di espressione’ diffondono ottimistici quanto improbabili dati, mentre il direttore del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, uno che se ne intende, dichiara senza mezzi termini: “La crisi economica globale continuerà, anche se Germania e Francia vedranno alcuni dati positivi nel secondo trimestre”.
Il presidente del Consiglio, nella sua abituale tendenza a dire tutto ed il contrario di tutto, sostiene più o meno che la crisi è alle spalle, il ministro Scajola che “abbiamo garantito la stabilità del bilancio e un ragionevole contenimento del deficit, pur nella grave crisi economico-finanziaria. Oggi possiamo affermare che lo stato della nostra economia è più confortante che nei mesi scorsi”.
Tremonti da parte sua è convinto che “la nostra ideologia è non avere ideologie” e pure che “la crisi finanziaria ha portato con sé la recessione, ma ci ha anche regalato un dividendo: la fine del conflitto sociale. Non è un caso se in Italia il grado di coesione è cresciuto e il numero di scioperi è radicalmente caduto”.
Ma come stanno le cose? Il Pil è, nella migliore delle ipotesi, il peggiore dal 1980 ed è crollato a meno 5,1 per cento. La bilancia commerciale totale ha segnato nel mese di giugno un saldo negativo di 631 milioni, in netto peggioramento rispetto all’attivo di 1,327 miliardi nello stesso mese del 2008. Il ricorso alla cassa integrazione è esploso, moltiplicato per cinque dal giugno all’anno precedente. In un anno si sono persi 100mila posti di lavoro e per i giovani, a maggio, la disoccupazione arrivava al 24,9 per cento. L’Istat ha annunciato che “l’utilizzo della cassa integrazione guadagni nelle grandi imprese è stato pari a 40,8 ore per mille ore lavorate. Il ricorso alla cig è aumentato di 32,4 ore per ogni mille ore lavorate in termini tendenziali”. L’anno scorso, le ore di cig erano 8,4 per mille lavorate, un quinto di quelle attuali. “Nel confronto tra il primo semestre del 2009 e il corrispondente periodo del 2008 il ricorso alla cig ha registrato un incremento di 29,2 ore per ogni mille ore lavorate” per l’Istituto di statistica. Nell’industria le ore di cig utilizzate “a giugno sono state pari a 111,6 per mille ore lavorate. Il ricorso alla cig è cresciuto di 90,2 ore ogni mille ore lavorate rispetto a giugno 2008″. Nei servizi le ore di cig utilizzate a giugno sono state pari a 3,2 ore per mille ore lavorate con un aumento di 2,2 ore rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
I consumi sono in picchiata. In uno studio della Coop Italia si rileva un calo del 15,1 per cento di vendita per le auto, del 10,6 per l’arredamento, del 7 per gli elettrodomestici. Si risparmia su abbigliamento e calzature, con una flessione del comparto del 7,5 per cento. In difficoltà il settore del ‘tempo libero’: ristoranti e vacanze. Per l’alimentare il 40 per cento delle famiglie italiane dichiara di risparmiare sui prodotti di prima necessità e si stima una riduzione dei consumi pari all’1,9 in quantità.
I numeri agghiaccianti della crisi rimangono tra le righe dell’agenda politica. I ‘manovratori’ sono accupati a discutere di ’schieramenti’, perchè per loro l’elemento più importante è la lotta per il potere, non certo il dovere di governare con saggezza e nell’interesse dei cittadini.
Il Cavaliere, tra un party ed una gaffe, rimane forte nel suo partito, anche se qualcuno pensa che sia arrivato il momento di pensare al dopo, anche perchè alcuni settori dell’impresa e altri in Vaticano sono preoccupati per la situazione. Il presidente della Camera non condivide più la strategia del partito azienda di Berlusconi, le sue manie imperiali e lo strapotere della Lega, ua forza politica priva di idee ed alla ricerca di voti facili, ramazzati a suon di slogan contro i migranti.
Nel centro sinistra sembra che Rutelli, ormai del tutto ininfluente, voglia marciare verso il centro, perchè l’ex laico, l’ex radicale, l’ex sindaco di Roma, l’ex ministro vorrebbe tornare a contare qualcosa. Casini vede il suo progetto di ‘regista centrale’ di nuovo in voga e si prepara ad accogliere i nuovo possibili compagni di ventura, anche se rischia di vedersi rubare il posto da un Fini più carismatico di lui. La sinistra ‘radicale’ è in sala di rianimazione e pare siano finiti anche i farmaci (il denaro per finanziarsi) e così si rischia l’imminente decesso.
I sindacati, che dovrebbero protestare un’ora si ed una anche per l’esplodere della cigs, per la disoccupazione, per l’inefficacia dell’azione governativa non si sa bene cosa facciano, anche perchè i giornali ed i tg non lo dicono e quindi nessuno lo sa. Di certo la Cisl e la Uil, in un rinnovato impegno a trattare con governo e Confindustria per motivi di ‘utile aziendale’ lavorano col fine di isolare la Cgil, nella speranza di colpire finalmente a morte il più forte e competitivo concorrente.
Una oligarchia di politici, imprenditori, sindacalisti e portaborse, supportati da veline, letteronze e da un buon numero di ‘lavoratori dell’informazione’ stanno affondando il Paese.
Il degrado italiano è visibile ad occhio nudo. Servizi sempre meno efficienti, aumenti di tariffe e servizi, stipendi immobili, opportunità di lavoro zero per giovani e meno giovani, città sporche, affitti da capogiro, treni sporchi, aerei in ritardo, scuola nel caos, università in pezzi, ricerca inesistente, formazione pessima, innovazione dimenticata.
Eppure non si vede neppure all’orizzonte un catalizzatore in grado di convolgere la società civile per arrivare all’rmai improrogabile ’sostituzione’ della casta con rappresentanti dei cittadini capaci ed in grado di ‘rifondare’ la Repubblica.
Appare chiaro che se non si troverà al più presto il bandolo della matassa i prossimi mesi rischiano di produrre danni forse irreparabili e di allargare la distanza tra chi possiede imense fortuna e gli altri, compreso il ceto medio destinato a diventare sempre più povero.

Scudo fiscale, il regalo di Tremonti.

Pietro Salvato su Giornalettisno del 14 settembre 2009.


Uno studio pubblicato dal Nens (acronimo di Nuova Economia Nuova Società ) l’istituto fondato dagli ex ministri Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani, ha messo a confronto lo “Scudo fiscale” italiano con gli analoghi provvedimenti varati dagli altri Paesi.

Il “nostro” scudo fiscale, fortemente voluto dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, prevede che gli italiani possano regolarizzare ricchezze mobiliari (titoli, conti correnti, polizze ecc.) e patrimoni immobiliari detenuti illegalmente all’estero e mai comunicati al fisco. Per mettersi al sicuro basterà pagare una somma modesta. In particolare, i contribuenti infedeli potranno aver salvi i loro capitali illecitamente “oscurati” versando al fisco il 50% del rendimento teorico che i fondi detenuti illegalmente all’estero avrebbero potuto produrre ogni anno.

DUE CONTI - Il rendimento teorico è fissato dalle stesse norme varate dal Governo e dal Parlamento al 2%. Il conto è presto fatto: per essere in regola si dovrà pagare l’1% l’anno dell’intero ammontare, per un periodo massimo di cinque anni. Neanche Babbo Natale avrebbe saputo fare di meglio! Per regolarizzare la propria posizione i contribuenti infedeli potranno inoltre giovarsi del completo anonimato. Per legge il loro nome sarà gelosamente custodito dagli intermediari bancari e finanziari ai quali sarà affidata l’operazione. Da quel momento in poi non potranno subire nessun altro intervento fiscale sulle ricchezze messe in regola.

FORZA EVASORI! - Lo scudo fiscale italiano s’inserisce nell’ambito di una vasta azione intrapresa da diversi Stati nei confronti dei paradisi fiscali, come ci hanno ricordato, al fine di esaltarne le virtù – quasi taumaturgiche – tutte quelle Tv ed organi d’informazioni sempre più proni ai diktat governativi. E’ evidente e necessario, a questo punto, chiarire un equivoco che ha aspetti clamorosi: l’intervento italiano è stato presentato come un atto di battaglia contro l’evasione fiscale e i paradisi fiscali, una lotta a muso duro da fare fianco a fianco insieme ai principali partner europei e americani. La realtà, come spesso accade con gli annunci “spot” di questo governo, è un po’ diversa se si mettono a confronto, punto per punto, le norme italiane con quelle approvate da altri Stati. Se si studiano bene le procedure, le somme da versare e le regole sull’anonimato, si scopre che lo scudo fiscale italiano sembra fatto apposta per favorire gli evasori. Una realtà che contraddice platealmente le affermazioni del ministro Giulio Tremonti che proprio a Bruxelles ha assicurato recentemente che lo scudo fiscale “più conveniente” è quello britannico. Nello studio del Nens è stato perciò riportato, punto per punto, che cosa prevedono gli scudi fiscali varati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Inoltre, è stato fatto il confronto sulle somme da pagare per ogni 100 euro da regolarizzare in Italia, Usa e Gran Bretagna. La differenza è abissale. Ecco qualche esempio.

NEGLI USA - Revised IRS Voluntary Disclosure Practic

1. L’autodenuncia è volontaria e non garantisce l’immunità quando il reddito trae origine da fonti illecite.

2. L’auto-denuncia volontaria consegue i propri effetti solo quando la “comunicazione” è veritiera, tempestiva (precedente l’inizio di controlli), completa e quando :

- il contribuente mostra la volontà di cooperare, e nei fatti coopera, con l’IRS per determinare correttamente il proprio debito tributario;

- il contribuente si impegna a pagare tutte le imposte e gli interessi e le sanzioni come stabilite dall’IRS.

3. Ciascun contribuente che contatta personalmente o attraverso un proprio rappresentante in relazione all’auto-denuncia sarà indirizzato to Criminal Investigation per la valutazione dell’auto-denuncia.

4. Le richieste anonime non sono ammesse. Entro il 23 settembre, ogni contribuente che si denuncia comunica gli estremi dei suoi conti e le modalità con cui ha evaso. Questo crea una rete di informazioni vasta. Tanto che un nuovo faro è stato acceso su Credit Suisse , Jiulius Baer,Kantonalbank, Union Banciare Privee, oltre un’altra decina di istituti europei.

5. Quanto si paga. Sul sito è disponibile anche la Guida del 25.8.2009 “Voluntary Disclosure. Questions and Answers”. Contiene una serie di simulazioni sulle penalità applicabili. In genere, oltre alle imposte ordinarie dovute, si paga una imposta dell’1,75% all’anno sul capitale inizialmente espatriato, una sanzione del 20% di tale imposta, e una addizionale del 20% sul capitale iniziale aumentato degli interessi virtuali riscossi nei paradisi fiscali.

IN FRANCIA - Regularisation des avoirs à l’etrangèr. La cellule de regularisation

1. La regolarizzazione è disposta in via amministrativa. E’ stata istituita dalla direzione generale delle imposte “La cellule de regularisation” che accoglie i residenti francesi che detengono attività non dichiarate nei paradisi fiscali.
2. La regolarizzazione non consente l’anonimato, richiede il pagamento di imposte, interessi e sanzioni amministrative.

3. Le sanzioni, da concordare con l’amministrazione, possono arrivare fino all’80% delle imposte evase. In genere si attestano sul 15-20%, oltre al pagamento delle tasse evase sugli interessi.

4. La regolarizzazione evita solo le conseguenze penali e comporta normalmente, a seconda dei casi, una riduzione delle sanzioni amministrative. Questa regolarizzazione, che non è per niente una amnistia fiscale, permetterà ai contribuenti interessati di mettersi in regola con le regole fiscali e di evitare così le eventuali conseguenze penali.

5. I contribuenti interessati. I residenti in Francia che detengono averi (conti correnti, depositi, titoli o attivi diversi…) nei paradisi fiscali non dichiarati.

6. Modalità di regolarizzazione. Sono due i passaggi previsti:

- pagamento immediato delle imposte dovute in relazione a questi averi (imposte sul reddito, imposta sul patrimonio, diritti di successione) nei limiti della prescrizione legale;

- applicazione di interessi di mora e sanzioni.

7. Condizioni per la regolarizzazione

- Origine lecita dei fondi (le somme non devono provenire da attività illegali, criminali, terroristiche).

NEL REGNO UNITO - New Disclosure Opportunity (NDO)

1. La HM Revenues & Customs (HMRC), l’amministrazione fiscale del Regno Unito, consente ai contribuenti una New Disclosure Opportunity (NDO) dopo la Offshore Disclosure Opportunity (ODF) del 2007. L’opportunità è offerta per un periodo limitato, dal 1/9/2009 al 12/3/2010.

2. Non è ammesso l’anonimato. Anzi è prevista addirittura la pubblicazione dei nomi dei contribuenti che hanno commesso gli illeciti più rilevanti.

3. Che cosa si paga. E’ previsto il pagamento di tutte le imposte sui redditi (più gli interessi) relative ai rendimenti delle attività non dichiarate (e non relative allo stock delle attività) per 20anni, ridotti a 10 in caso di attività detenute con il Liechtenstein con cui è stato firmato un accordo ad hoc.

4. Le sanzioni. Sanzioni ridotte al 10% delle imposte dovute, in luogo del 50% (ovvero ridotte al 20% se il contribuente è un soggetto cui HMRC aveva comunicato la possibilità di avvalersi dell’ODF e non lo aveva fatto).

5. Le condizioni. E’necessaria una piena auto-denuncia di tutti i debiti fiscali non dichiarati, e non solo di quelli relativi a conti o attività offshore.

LE PERVERSIONI ITALICHE - In sintesi, affermano gli esperti del Nens, per sanare 100 euro di capitali evasi e detenuti all’estero, nel Regno Unito e negli USA si pagano circa 50 euro, in Italia, si pagano al massimo 5 euro. Se fossero stati regolarmente dichiarati, i 100 euro di redditi evasi dagli italiani avrebbero dovuto pagare imposte ordinarie intorno ai 43 euro. Inoltre, l’Italia si presenta in clamoroso ritardo nella procedura di rinegoziazione degli accordi con i paradisi fiscali intenzionati ad uscire dalla black list dell’Ocse. Proprio quest’atteggiamento rinunciatario nei confronti di questi paesi spiega il costo così modesto chiesto per la sanatoria all’evasore italiano. In altri termini, tanto più è efficace la negoziazione e più ampio il varco aperto nel segreto bancario, tanto più elevato può essere l’onere per la regolarizzazione. Infine, rischia pure di cadere la “scusa nobile” di condonare gli evasori al fine di far ritornare i capitali condonati in Italia e sostenere gli investimenti delle imprese in una difficilissima fase di crisi. Infatti, nei giorni scorsi, diversi quotidiani hanno riportato alcuni rumors secondo i quali al ministero dell’Economia ora si penserebbe di estendere la possibilità di regolarizzare i capitali mobili anche senza rimpatriarli (come negli scudi-condoni del 2002 e 2003) oltre l’ambito dei 27 paesi dell’Unione Europea. Insomma, oltre al danno la beffa. Prima sono stati cancellati i principali provvedimenti antievasione e sono state ridotte le sanzioni. Adesso è arrivato il condono a prezzi da saldo. E così la giostra dell’evasione può riprende allegramente a girare. Colpa di un provvedimento non solo ambiguo (ad essere generosi) ma, come si vede, dagli effetti estremamente perversi di cui, statene certi, molti organi d’informazione si guarderanno bene dal denunciare.

lunedì 14 settembre 2009

Notizie di Stato

Editoriale di Concita De Gregorio del 13 - 09 -2009

La guerra preventiva ai giudici antimafia è cominciata da settimane. Ha dato il via all'offensiva come sempre il premier in persona, i suoi giornali si sono accodati. «Rispolverano persino i rapporti professionali del fratello del generale Mori col gruppo Finivest», hanno scritto pochi giorni fa per sostenere, naturalmente, che è una campagna diffamatoria: da esperti del ramo le riconoscono in via preventiva. È comprensibile che gli esiti delle inchieste parlemitane sulla trattativa fra Stato e Mafia preoccupino assai il presidente del Consiglio e i suoi soci ed amici più fidati, Dell'Utri per primo. L'autunno si annuncia denso di novità, dunque bisogna cominciare col depistare, diffondere nebbie, confondere le carte. Le carte, però, hanno il difetto - finchè non scompaiono, certo - di essere conservate e spesso trasferite in file, ultimamente. Di un file dimenticato vi parliamo oggi. Un file che è adesso sul tavolo della procura di Palermo. Vi si narra dei rapporti di lavoro tra i fratelli di Mori e di Berlusconi, Alberto Mori e Paolo Berlusconi, soci all'inizio degli anni Novanta in una ditta di costruzioni siciliana già oggetto d'indagine per un giro d'affari in odor di mafia. A lungo si è sostenuto che fosse una menzogna, il generale stesso ha smentito in un aula di tribunale che quel Mori fosse suo fratello. Oggi in una relazione della Dia si legge che c'è stato, è vero, un errore di trascrizione materiale quanto al nome di battesimo del fratello di Mori - Alberto e non Giorgio - ma che la persona di cui si tratta è proprio lui: è lui il socio di Paolo Berlusconi nella Co.Ge., a luglio del 1999 oggetto di indagine a proposito di un «tavolo di appalti» con la mafia. Il file dimenticato non è oggi oggetto di una nuova indagine, non c'è altro da sapere quanto a quello: i magistrati di Palermo lo hanno acquisito perché è utile a inquadrare meglio la posizione del generale Mori, lui sì protagonista dell'inchiesta sulla trattativa di cui parla il figlio dell'ex sindaco Vito Ciancimino. L'inchiesta sul «Papello» che conterrebbe le prove dei rapporti tra uomini dello Stato e vertici di Cosa Nostra negli anni terribili delle stragi. Di Mori e del processo nascosto vi abbiamo parlato a lungo qui fin dal gennaio scorso. Continueremo a tenervi aggiornati.
Sono notizie che difficimente sentirete in tv. In Rai da ieri l'unico autorizzato a parlare delle gesta del Presidente del Consiglio è Bruno Vespa. Martedì Berlusconi sarà all'Aquila per la cerimonia di consegna delle prime casette ai terremotati. «Ballarò» avrebbe ripreso la programmazione d'autunno proprio martedì con una puntata sull'Aquila. Niente da fare. Per ordini superiori il programma di Giovanni Floris è annullato, slitta a giovedì: dell'Aquila si occupa già Bruno Vespa con uno Speciale Tg1 ed è opportuno che gli italiani vedano solo quello. La Voce del Padrone. Non poter scegliere se seguire la stessa notizia su RaiUno o su RaiTre è l'evidenza del punto in cui siamo. «Non c'è nulla nell'epoca moderna che influenzi le persone più della televisione», diceva il premier qualche giorno fa a una tv tunisina. Appunto. Spengiamola, ora, e troviamoci in piazza il 19.